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mercoledì 20 febbraio 2008
  Galateo, come rispettare le regole. Lettera A

Oggi partiamo con una nuova rubrica riservata al galateo. Regole di bon ton a tavola che non tutti rispettano e non tutti conoscono. Iniziamo con la lettera A

Regole di Galateo a tavola - Lettera A

Acqua

In bottiglia o in caraffa, addizionata di anidride carbonica o naturale,
l'acqua non deve mancare in tavola.
E la padrona di casa sarà pronta a concederne con prodigalità,
gareggiando in questo con il consorte, responsabile della scelta e
dell'offerta dei vini.
Trovandosi a pranzare fuori dalla cerchia familiare, l'acqua e il vino
non vanno mai "confusi". Suonerebbe ostico, se non addirittura offensivo,
a chi apprezza il buon vino...
«Non importa dove va l'acqua, purché non vada nel vino»: astemi o meno,
facciano propria questa raccomandazione di Gilbert Keith Chesterton,
scrittore inglese dell'epoca vittoriana.
L'acqua non sviluppa calorie. Può pertanto essere bevuta in quantità
anche notevoli.
Nei sofferenti di ipertensione e negli obesi è consigliabile che l'acqua non
venga assunta durante i pasti.
Negli obesi l'introduzione di acqua contemporaneamente a quella del cibo
facilita lo svuotamento dello stomaco, anticipando la ricomparsa dell'appetito.

1961 Solo tra un vino e l'altro

Il vino, bianco o rosso, sia puro. L'acqua serve a molte e meritevoli cose,
ma a tavola solo ad una. Cambiando bottiglia di vino è infatti consigliabile
bere un sorso (ho scritto: un sorso) di acqua fredda.
(Luigi Veronelli, «I vini d'Italia»)


Aglio

Aromatizzante e medicinale, questo bulbo fa circondare di... vuoto chi
ne fosse amante.
L'ammissione di questa debolezza "affettiva" ben si accompagna, ad
esempio, a caramelle alla menta da succhiare fintantoché l'aria attorno
non sia accettabile.
Killer dell'amore, l'aglio chiama a sua difesa le riconosciute qualità medicinali:
eupeptico e disinfettante intestinale. Sufficienti a non incrinare un amore?

X sec. Aglio per vampiri e per il buon umore

Nell'antica Inghilterra si usavano corone d'aglio per tener lontani demoni
e vampiri.
Spicchi d'aglio venivano somministrati agli egizi che lavoravano alle piramidi,
perché dava buon umore e preveniva le malattie.
Gli atleti dell'antica Grecia lo masticavano prima di ogni gara.
Durante le pestilenze i medici visitavano i malati tenendo nella maschera un
tampone imbevuto di una soluzione agliacea.
(Cesare Marchi, «Quando siamo a tavola»)

1580 Aglio e prezzemolo per il re galante

Nei piatti preferiti da Enrico IV, vecchietto galante e birichino, l'aglio non
mancava mai.
Lo metteva tritato in tutte le insalate, ne cospargeva l'arrosto e il cosciotto
di montone, mentre negli spinaci, nelle lenticchie e nel puré era solito usarlo
a spicchi.
L'unico cruccio di Enrico IV, quando mangiava l'aglio, era di avere poi l'alito
cattivo; cosa questa che "ostacolava" gli scopi per i quali divorava l'aglio.
Non avendo a disposizione chewing-gum e neppure chicchi di caffè,
ricorreva allora al prezzemolo il quale faceva sparire l'alito cattivo.
(Giorgio Cajati, «Erbe e fantasia»)


Agrumi

Gli agrumi si tengono con la mano sinistra e si sbucciano con il coltello nella
destra, decapitando prima i due poli, poi incidendo la buccia a sezioni verticali.
Sezioni che si staccheranno facilmente con il coltello, tenendo il frutto
fermo con la forchetta. Gli spicchi si portano alla bocca con le dita. I semi
vengono discretamente sputati nella mano chiusa a pugno, prima di essere
deposti sul bordo del piatto.
Un modo più sofisticato (e indispensabile quando l'arancia è molto sugosa)
per mangiare gli agrumi: con l'aiuto della forchetta si punta il frutto, poi con il
coltello si taglia in quarti o in ottavi che si sbrucciano separatamente,
sempre con l'aiuto del coltello e della forchetta.
Caratteristica comune agli agrumi è il contenuto di acidi organici, in
particolare di acido citrico.
Altra loro caratteristica è l'elevato contenuto di vitamina C.
Gli agrumi appartengono al gruppo della frutta acidula, ovvero frutta ricca di
acido citrico, malico e tartarico.
Questi acidi, oltre a conferire il sapore acidulo, ne favoriscono la conservazione.
Dopo l'assorbimento da parte dell'intestino, passano in circolo e, essendo acidi
"deboli", sotto l'azione dell'ossigine danno luogo alla produzione di acido
carbonico, il quale, a sua volta, si combina con il sodio e con il potassio,
formando carbonati e bicarbonati.


Alito

Impeccabile, fresco, l'alito non deve trasmettere odori sgradevoli, tali da
tradire il gradimento dell'aglio o il vizio del fumo.
«Quando si favella con alcuno, non se gli dee l'uomo avvicinare sì, che
se gli aliti nel viso: perciocché molti troverai che non amano sentire il
fiato altrui». Già nel Cinquecento, in una società per altri aspetti
"cavernicola", si richiedeva il rispetto della spazio vitale.
La "predicazione" è di monsignor Della Casa, l'autore del primo «Galateo».
Una "predica" spesso disattesa, ancora oggi.

1840 La sinistra copre l'odore

Siccome non sempre soavemente olezza il nostro alito, e molto meno
riesce gradito alle altrui nari, perciò la pulitezza consiglia di non accostar
troppo il volto all'uomo a cui parliamo, acciò non rimanga nauseato;
quindi dovendosi dire qualche cosa in confidenza a persone rispettabili,
si suole parlar loro all'orecchio.
A Calicut i cortigiani si coprono la bocca con la mano sinistra, acciò l'odore
dell'alito non offenda le nari del re. (Melchiorre Gioia, «Nuovo galateo»)


Amarene

Le amarene e le ciliegie si tengono con il picciolo, sputando con discrezione
il nocciolo nella mano per depositarlo sul bordo del piatto.
Originarie dell'Asia occidentale appartengono al gruppo della frutta acidula,
ovvero frutta ricca di acido citrico, malico e tartarico. Questi acidi, oltre a
conferire il sapore acidulo, ne favoriscono la conservazione.
Dopo l'assorbimento da parte dell'intestino, passano in circolo e, essendo
acidi "deboli", sotto l'azione dell'ossigine danno luogo alla produzione di acido
carbonico, il quale, a sua volta, si combina con il sodio e con il potassio,
formando carbonati e bicarbonati.
Il valore calorico, per 100 grammi , è di 41 calorie per le amarene e di 38 per
le ciliegie.


Anguria

L'anguria, o cocomero, si mangia utilizzando la forchetta e il coltello, prima
liberandolo dai semi, poi tagliandolo a pezzetti da portare alla bocca.
Pianta originaria dell'Africa, è stata introdotta in Europa al tempo delle Crociate.
Coltivato in tutto il mondo, produce 15 Calorie per 100 grammi.
L'elevatissima percentuale di acqua fa sì che tale frutto, se consumato a fine
pasto, prolunga il tempo necessario alla digestione.


Antipasti

Un assortimento di antipasti misti si serve con questa sequenza: salumi, verdure
crude (sott'aceti o sott'olio), pesce (se c'è).
Con lo stesso ordine ci si serve da una eventuale, unica, antipastiera.
Gli antipasti si mangiano con la forchetta, utilizzando il coltello quasi
esclusivamente come appoggio. Fanno eccezione le sardine, i salumi e
il pesce, nel qual caso il coltello e la forchetta sono la coppia ideale.
I paté si mangiano con la sola forchetta.
Il melone richiede il cucchiaio se intero o tagliato a metà; il coltello e la forchetta
se a fette.
Scopo primario dell'antipasto è di stimolare la secrezione gastrica.
Assolvono a questa funzione gli antipasti semplici (acciughe, funghi, olive,
prosciutto, ecc).
Non così gli antipasti cosiddetti complessi (barchette, bouchées, canapè,
eccetera). L'antipasto è sempre da sconsigliare alle persone in eccesso di
peso, nonché ai soggetti gastritici e ulcerosi.

Abbinamento Vino

Antipasti di mare: vini bianchi leggeri, secchi.
Antipasti di carni e legumi: vini rosati, secchi o abboccati.
Se conditi con salsette all'aceto o al limone, nessun vino è consigliabile.
Sottaceti: nessun vino.
Paté: se in conserva, spumanti secchi o vini dolci di grande stoffa;
se fresco, vini rossi di buon corpo, asciutti.


Aperitivo

L'aperitivo va servito in continuazione, senza attendere la presenza
di tutti gli ospiti.
L'effetto svolto da un aperitivo sulla secrezione gastrica attraverso l'azione
stimolante delle papille gustative, si posiziona attorno ai 15 minuti.
Ne consegue che un aperitivo, affinché possa svolgere una reale azione
di stimolo sull'appetito, debba essere assunto non oltre 30 minuti prima del pasto.
Lo stimolo non viene dalla gradazione alcolica, bensì dalle sostanze amare e
aromatizzanti.
Invitando al solo aperitivo si deve avere l'accortezza di non rendere visibile
nulla del pasto che seguirà... dopo il congedo degli invitati al solo aperitivo.
Gli invitati all'aperitivo non devono attardarsi troppo, onde non mettere i padroni
di casa nella condizione di... "pregarli" di rimanere a pranzo.
Ciò potrebbe procurare imbarazzo, in quanto non previsto.

1860 Chiavi false

Si parlava una sera, in un salotto, degli aperitivi che erano diventati molto di
moda in Francia a quel tempo.
Armand Trousseau (medico francese) era contrario; un altro medico presente,
invece li difendeva, sostenendo che era un modo come un altro per aprire le porte
all'appetito. «Ebbene - concluse Trousseau - io credo pericoloso aprire le porte
all'appetito con una chiave falsa.» (Bertarelli, «Esculapio ride»)


Apparecchiare

I pranzi e le cene importanti richiedono:
- il sottopiatto (per tutta la durata del pranzo non verrà mai tolto), il
piatto piano, la fondina;
- a destra dei piatti: il coltello (con la lama rivolta verso l'interno) e
il cucchiaio;
- a sinistra dei piatti: una o due forchette (dipende dal menù) e il
tovagliolo piegato nel modo più semplice, a rettangolo o a triangolo;
- in alto, sopra il piatto: le posate da dessert (manico della forchettina a
sinistra, il coltellino o il cucchiaino con l'impugnatura a destra);
- sopra le posate di destra: i bicchieri fino ad un massimo di quattro, con
questo ordine partendo da sinistra: per l'acqua (grande), per il vino rosso
(medio), per il vino bianco; sopra, l'eventuale bicchiere per il dessert o
lo spumante;
- sopra le posate di sinistra: il piattino per il pane;
- eventuali segnaposti, dietro le posate da dessert.
Il sale e il pepe negli appositi contenitori o in ciotoline provviste di
adeguato cucchiaino;
Le coppe lavadita, cadute in disuso, si portano in tavola sul piattino da
frutta coperto da un centrino. Centrino e coppa vanno quindi tolti dal
piattino e messi al posto del piattino del pane. Servono per lavare la punta
delle dita, asciugate poi con il tovagliolo.

1530 Apparecchiare

Ricche tovaglie e pochi oggetti
I piatti sono rari. I dipinti che rappresentano scene di banchetti di
quest'epoca o di epoche precedenti offrono sempre la medesima scena, per noi
inconsueta, cui fa riferimento Erasmo da Rotterdam.
La tavola a volte è ricoperta di ricche tovaglie, a volte no; comunque vi
sono sempre pochi oggetti: boccali, saliera, coltelli, cucchiai ed è tutto.
A volte si vedono anche fette di pane, le quadrae, che in francese si
chiamano tranchoir o anche tailloir. Tutti quanti, dal re alla regina al
contadino e sua moglie, mangiano con le mani, anche se nel ceto più elevato
si usano modi più raffinati.
Erasmo dice che bisogna lavarsi le mani prima del pasto, ma il sapone è
ancora una merce rara; per lo più i convitati porgono le mani e un paggio vi
versa sopra l'acqua, a volte leggermente profumata con camomilla o
rosmarino. (Norbert Elias, «Il processo di civilizzazione»)

1600 Apparecchiare

La cena di nozze di Enrico IV di Francia
Nell'entrare a tavola tutti si stupirono delle bellissime piegature dei
tovaglioli, esse facevano un bianco compimento che quasi di marmo e di neve
pareva. Egli (Bernardo Buontalenti) fece con la tela due querce di grande
altezza con i rami distorti pieni di bianche foglie e di ghiande argentate e
con il fusto ricoperto di ellera tutto increspato che rassomigliava verace
scorza modellò huomini e cani a sembianza di caccia, e molti animali tra
cui un lionfante, un rinoceronte, tori, orsi, cinghiali, cervi e nella
testa della tavola di mezzo, in aspetto fiero, un leone che si vide aprirsi
il seno e pieno di gigli mostrarlo. (Michelangelo Buonarroti il Giovane)

1729 Apparecchiare

Gli attrezzi a tavola
A tavola bisogna servirsi di un tovagliolo, di un piatto, d'un coltello,
d'un cucchiaio e d'una forchetta; sarebbe oltremodo maleducato fare a meno
di qualcuno di questi oggetti quando si mangia.
Sarà una persona di più alto rango la prima a spiegare il proprio
tovagliolo; gli altri dovranno attendere che l'abbia fatto prima di spiegare
il proprio.
Quando i convitati sono più o meno dello stesso rango, tutti possono
spiegare contemporaneamente il tovagliolo, senza cerimonie. (Jean Baptiste
de La Salle, «Les règles de la bienséance et de la civilité chretienne»)

1905 Apparecchiare

Una lunga tovaglia
L'arte di preparare una tavola comporta più psicologia di quel che
comunemente si creda. Essa però ubbidisce ad alcune regole generali, che
variano pochissimo da paese a paese, da anno ad anno, perché non subiscono
le influenze della moda.
La tovaglia, salvo nei pranzi di famiglia, non si deve mai distendere sul
legno nudo della tavola. Questa si deve prima guernire di un tappeto soffice
ben teso su cui si porrà la tovaglia, debitamente tesa e senza pieghe. La
tovaglia deve scendere da ogni lato di 30 centimetri dal suolo.
Il modo di disporre i coperti varia all'infinito a secondo i mezzi e la
posizione sociale dei padroni di casa e di quella degli invitati, secondo il
genere di posaterie che si recano in tavola, ecc.
Ma alcune regole generali si impongono. Anche presso persone che non
posseggano grandi risorse finanziarie, i coperti devono sempre essere posti
con ordine e simmetria. (Donna Clara, «Dalla cucina al salotto»)

1932 Apparecchiare

Sistema inglese con tovaglietta
Se la tavola su cui si mangia è un bel tavolo levigato, potranno essere
apparecchiati i coperti senza tovaglia. E' questo un uso inglese,
propagatosi anche in Italia già da molti anni.
In tal caso, nel mezzo della tavola sarà un "centro", in biancheria o
velluto orlato, su cui si eleverà un piccolo oggetto d'arte: una statuetta,
o un vaso con fiori; ma, non ingombrante, tale che impedisca all'uno di
vedere in faccia chi gli sta di fronte.
Sotto ogni coperto sarà un tovagliolino tondo, un po' più grande della base
del piatto. Sotto al pezzetto di pane o al panino destinato ad ognuno, e
disposto alla sinistra in capo al piatto, sarà un altro tovagliolino più
piccolo. (Alma Ruffo Lanceri, Riccardo Galluppi, «Le moderne usanze»)


Applauso

Applausi sempre a mani nude e con gesto discreto, colpendo con le dita di
una mano il palmo dell'altra, che rimane immobile.
Da aborrire i grandi movimenti delle braccia. Condannabile anche chi batte
le due palme assieme, ad imitazione di un acchiappamosche.
Durante una riunione, un congresso o un pranzo, gli applausi vanno a
sottolineare i passi più convincenti del discorso e la conclusione della
dissertazione.

1877 Applausi

Vietati alle signore
Qualunque sia l'entusiasmo che le ferve nel cuore, una signora non applaude
mai. Davanti ad una signora poi, non ci potrebbe essere che un mascalzone
capace di voler fischiare. (Marchesa Colombi, «La gente per bene»)

1904 Applausi

Senza entusiasmo
Invitati nel palco d'una signora, il gentiluomo non applaudisce gli attori
con troppo entusiasmo; deve mostrarsi occupato più della signora che dello
spettacolo.
Non si mostra mai volgare e tanto meno crudele con gli attori e gli autori
delle commedie. Se il lavoro non gli va, se gli attori non gli piacciono,
mostra la disapprovazione con il silenzio. Non zittisce; non fischia. Di
solito le signore non applaudiscono. Ma quando si trattasse di un lavoro
superiore, di autore sconosciuto ed ammirato ed anche di attore o attrice o
cantanti sommo dell'arte, agiterà il fazzoletto, o anche si lascerà andare a
battere le mani, infrangendo le ormai decrepite regole che vorrebbero
soffocare nel cuore delle donna l'ammirazione e impedirle di dimostrarla,
che vorrebbero ridurre la donna in faccia a l'arte, allo stato di mummia, di
indifferente o di ignorante. (Anna Vertua Gentile, «Come devo comportarmi?»


Appuntamento

La puntualità non deve mai far difetto, in questo accordo di ritrovarsi
in un luogo convenuto e in un tempo determinato. Gli imprevisti vanno...
previsti.
Fare aspettare un inferiore o il proprio amante esula dal saper vivere,
rientrando in una specie di tattica... E questo è tutt'altro affare.
Chi invita ad uno spettacolo o al ristorante si fa trovare sul posto
convenuto con qualche minuto di anticipo, onde ricevere come si conviene gli
invitati.
Se l'invito è per il ristorante, l'anfitrione si preoccupa di
controllare, prima dell'ora fissata, che tutto sia ben predisposto.


Aragosta

Servita intera l'aragosta impone la vaschetta lavadita e una grande
salvietta. Diversamente, presentandosi già preparata e ricomposta sotto la
corazza, si gusta utilizzando la forchetta e il coltello da pesce.
Dal latino locusta (cavalletta), l'aragosta è un crostaceo che raggiunge
normalmente i 50 centimetri di lunghezza. Diversamente dagli altri
crostacei, l'aragosta è priva di chele (organi di presa a forma di pinze o
di forbici).
Locusta è anche il nome di una celeberrima avvelenatrice, contemporanea di
Nerone. Bel accoppiamento!


Arancia

Come tutti gli agrumi, le arance si tengono con la mano sinistra e si
sbucciano con il coltello nella destra, decapitando prima i due poli, poi
incidendo la buccia a sezioni. Sezioni che si staccheranno facilmente con il
coltello, tenendo il frutto fermo con la forchetta. Gli spicchi si portano
alla bocca con le dita. Trattandosi di un' arancia molto sugosa, meglio
accettare il contributo della forchetta e del coltello.
Alternativa più raffinata: si punta il frutto con la forchetta, indi con
il coltello si taglia in quattro o otto parti che, sempre con coltello e
forchetta, si sbucciano separatamente. E con la forchetta si portano alla
bocca.
I semi, discretamente "sputati" nella mano chiusa a pugno, vengono
deposti sul bordo del piatto.
Originario dell'Estremo Oriente, l'arancio deriva il proprio nome dal
persiano narang (gusto degli elefanti). Probabilmente noto ai Romani già nel
primo secolo d.C., fu certamente introdotto in Spagna e Portogallo
all'inizio del XIV secolo.

1890 Arancia

L'antipasto dello scrittore
Togliete buccia e semi a tre arance; adagiate le fette in una insalatiera;
aggiungete cipolla pestata in un mortaio strofinato con aglio.
Stendete uno strato di olive nere, condite con olio, sale, pepe e aceto
bianco. (Anatole France)


Arrosto

Si serve facendolo seguire dalla salsiera, quindi dalle verdure di
contorno.

ABBINAMENTO DEI VINI:

Arrosti di carni bianche: vini rossi, morbidi e di medio corpo.
Arrosti di carni rosse: vini rossi, austeri e di buon corpo.
Cacciagione: vini rossi, profumati e di pieno corpo.
Selvaggina: vini rossi, di gran corpo, di forte gusto e profumo.

1650 Arrosto

Tagliano i nobili
Dato che l'ufficio di scalco nelle corti principesche non è affatto il più
umile bensì viene considerato tra i più egregi, colui che lo riceve deve
essere di discendenza nobile o almeno elevata, avere una corporatura diritta
e ben proporzionata, braccia ben formate e diritte e mani delicate.
Durante l'operazione di scalco deve astenersi da movimenti eccessivi e da
cerimonie inutili e stolte e badare ad avere sangue freddo, affinché a
causa del tremore del corpo e delle mani non si copra di vergogna, perché
ciò non si addice certamente ad una tavola di principi. («New vermehrtes
Trincier-Büchlein»)

1859 Arrosto

Il taglio alla russa è meno barbaro
Dobbiamo essere profondamente grati al nuovo sistema (russo) perché ha messo
al bando questo grossolano e barbaro costume, cioè il "joint".
Nulla potrebbe conferire una parvenza di eleganza al "joint", che con le sue
dimensioni nasconde addirittura il padrone di casa e lo condanna al
miserabile compito di scalcare
La verità è che, a meno che il nostro appetito non sia vorace, la vista di
un così gran pezzo di carne che emana puzza dal suo sugo è sufficiente ad
annullarlo completamente; anzi un gigantesco "joint" è fatto apposta per
disgustare un buongustaio.
Se proprio si deve mangiare il "joint" che lo si sistemi su un tavolo a
parte, dove non potrà essere visto. («The Habits of Good Society»)


Asparago

A regola d'arte gli asparagi si servono nell'apposito piatto che permette
lo sgocciolamento. Ogni commensale dispone di una pinza, posizionata alla
destra del piatto. Con questa si prende un asparago alla volta, mangiandone
la punta e accantonando la parte dura.
Per Luigi Ansaldo Vassallo gli asparagi sono come gli epigrammi: tutto il
buono sta nella punta».
Mancando la pinza si usano le dita (mai il coltello), immergendo nella
salsa l'asparago per il primo terzo della sua lunghezza. Diversamente si può
tenere l'asparago con la sinistra, mentre con la forchetta nell'altra mano
si "taglia" e si infila la parte da concedere alla bocca.
Non disponendo del piatto e delle pinze appropriate, si servono
unicamente le punte degli asparagi, che in questo caso richiedono solo il
contributo della forchetta.

I sec. Asparago

La ricetta romana
Pulite degli asparagi, pestateli in un mortaio, innaffiateli d'acqua,
pestateli minutamente e passate al setaccio.
A parte, fate cuocere dei beccafichi dopo averli puliti e preparati.
Pestate allora in un mortaio dieci scrupoli (grammi) di pepe, aggiungete
garum, pestate; allungate il tutto con un ciato (cucchiaio da dessert) di
vino d'uva passa e tre once di olio; versate questo miscuglio in un piccolo
recipiente di coccio e fatelo bollire.
Oliate abbondantemente un piatto; rompeteci sei uova, mescolate con garum al
vino, e poi la preparazione di asparagi.
Mettete il piatto sulla cenere calda, versateci la salsa appena descritta,
disponeteci i beccafichi. Fate cuocere, aromatizzate con pepe e servite.
(Apicio, «De re coquinaria libri decem»)


Astice

Uno schiaccianoci e una forchettina speciale a due denti sono gli
accessori indispensabili per appropriarsi della carne di questo grosso
gambero di mare. Mentre il corpo si mangia con forchetta e coltello da
pesce, le pinze e gli arti dell'astice richiedono lo schiaccianoci e la
forchettina a due punte. Quest'ultima non va alla bocca, ma serve per far
uscire la carne.
La bacinella lavadita diventa indispensabile.
Grosso gambero di mare di colore turchino a chiazze gialle, l'astice è
particolarmente ricercato per la squisitezza delle sue carni. E' noto anche
con il nome di lupicante.


Astemio

Dal brindisi in onore di qualcuno anche gli astemi non possono
astenersi..
Questo non significa bere quanto si aborrisce, ma semplicemente limitarsi a
sfiorare il bicchiere con le labbra.

1877 Astemi

Rimangano a casa
La civiltà non vieta di trasmodare. Ma vieta altrettanto severamente di
ricusar tutto, di mangiare a fior di labbra, di lasciar roba nel tondo, nel
rifuggire dai vini.
Quando si è a questi estremi bisogna ricusare l'invito. Se sapessero come è
bella e quanto piace la gioventù robusta e francamente allegra, che Dio la
benedica! (Marchesa Colombi, «La gente per bene»)


Autoinvito

L'autoinvito ad un trattenimento è "accettabile" solo quando esiste un
rapporto confidenziale con l'anfitrione, ovvero con chi ha organizzato il
ricevimento. Mai nel caso di pranzi formali.


Auto presentazione

Presentarsi direttamente in ricevimenti con tante persone è consentito
anche alle signore.
Niente auto presentazione con un personaggio pubblico. L'iniziativa
dovrebbe partire da quest'ultimo.

(fonte http://www.tigulliovino.it/galateo/)

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venerdì 25 gennaio 2008
  Italia = Pizza!

Si pensa Italia, si dice pizza... questo potrebbe essere uno slogan culinario da esportare, così come nel vecchio millennio abbiamo esportato molte specialità della nostra tradizione culinaria all'estero, soprattutto in America.

Ancora sono fissi nella memoria i nostri antenati, con la valigia di cartone chiusa con lo spago, piena di quanto poteva servire subito, pochi indumenti, la pasta e tanti sogni... oggi i discendenti di queste persone sono anche diventati grandi esponenti della vita culturale e finanziaria estera e, spesso, masticano qualche parole della nostra lingua.

Un tesoro da custodire, un pezzo di storia della propria famiglia.

Ma torniamo alla pizza, si comincia a parlare di pizza forse già al tempo degli etruschi, e poi più tardi nelle canzoni dei cantastorie. Intorno al 500 troviamo tracce di questa alternativa al pane, una maniera diversa per "riempirsi lo stomaco" fatta di quello che si poteva trovare: farina, olio, sale e lievito. Pizza era all'inizio solo il disco di pane con olio e basilico, poi arrivò il caciocavallo ad insaporire il disco caldo. La vera pizza, così come la concepiamo noi, nasce intorno al 1600 dall'innegabile ingegno culinario meridionale e avviene con la scoperta del pomodoro!!!
Importato dal Perù, dopo che venne scoperta l'America, il pomodoro fu dapprima usato in cucina come salsa cotta con un po' di sale e basilico e solo più tardi, a qualcuno venne l'idea di metterlo sulla pizza.

L'esordio della pizza moderna avvenne in occasione della visita della regina Margherita, moglie di Umberto I re d'Italia, a Napoli. La regina aveva sentito parlare di questo piatto povero, ma gustosissimo, chiamato pizza, furono invitati a corte Raffaele Esposito e sua moglie, prepararono la famosa pizza con pomodoro basilico e mozzarella, che nel frattempo era stata scoperta, in onore della regina Margherita e del tricolore. Da questo momento il mondo conobbe la pizza margherita, esportata dai nostri emigranti, che nulla avevano ma sicuramente trovavano ovunque gli ingredienti per fare la pizza.

Oggi pizza significa fantasia del creare, concorsi, raduni mondiali e guiness dei primati, può essere bassa o alta, morbida o croccante, ma rimane sempre un gustoso piatto naturale e genuino che è "casa" in qualsiasi parte del mondo.

Soprattutto durante la bella stagione, varie sono le sagre e gli eventi dedicati alla pizza. In ogni dove dello Stivale, si possono gustare tutte le possibili varianti di questo alimento genuino che piace proprio a tutti.

Tra le stranezze, in fatto di pizza, segnaliamo "la pizza a forma di presepe":

tre pizzaioli di Pescara hanno creato una pizza a forma di presepe, tutta commestibile, utilizzando venti chili di impasto ed altri componenti. Le dimensioni sono d'un metro e mezzo per un metro, lo spazio giusto per essere ospitato nella vetrina del negozio "Il gabbiano". Gli ingredienti sono quelli canonici previsti per fare una pizza: farina con acqua e sale, pomodori, basilico, mozzarella, con l'aggiunta di un po' di prezzemolo per gli alberi. Il presepe pescarese ha le case di pasta ed i tetti di pomodoro, cucinati con tempi diversi per ottenere sfumature alcune più chiare ed altre più cupe, mentre gli alberi di pasta sono cosparsi di prezzemolo; tutt'attorno ci sono il mulino, i pastori, gli artigiani, sempre di pasta. I tre proprietari della pizzeria, Linda di Tilio e Giuseppe ed Alessandro Gubitosa, non sono nuovi a prodezze del genere, avendo già infornato, per il Natale del 1999, una pizza a forma di stivale battezzata appunto Pizza Italia e farcita con le specialità regionali (dalle melanzane per la Sicilia allo speck per la Val d'Aosta).

Le varianti:

A Napoli la cosiddetta pizza chiusa, ossia una pizza ben condita e coperta dalla stessa pasta, si chiamava anche calzone, ma in seguito altre varietà di calzone con un tipo di pasta differente sono state ideate e preparate nella vicina Puglia, ragion per cui il calzone è divenuto di fatto un altro prodotto culinario. Una piccola pizza chiusa è il panzerotto, il quale può essere cotto al forno o fritto in padella. Nel palermitano è diffuso lo sfincione, pizza morbida con cipolla. In Provincia di Siracusa, specie nei comuni di Solarino e Sortino, si può gustare il zizzolo, una sorta di pizza tonda farcita. Negli ultimi anni del XX secolo si è andata affermando anche la pizza senza glutine, preparata con farine non a base di frumento, adatte a chi soffre di celiachia.

I Record

La più grande pizza mai prodotta è quella dell'ipermercato Norwood Pick 'n Pay (Johannesburg, Sudafrica). Secondo il Guinness Book of Records la pizza aveva un diametro di 37.4 metri e sono stati impiegati 500 kg di farina, 800 kg di formaggio e 900 kg di salsa di pomodoro. Dicembre 1990.

Il 22 marzo 2001, Bernard Jordaan, della Butler's Pizza (Cape Town, Sudafrica), consegnò una pizza a Sydney (Australia), raggiungendo la distanza di 11042 km. Il record per la consegna più distante di pizza è riconosciuto dal Guinness Book of Records.

A Feltham, Londra, il nuovo record per la più distante consegna di pizza spetta a Lucy Clough. Una pizza vegetariana è stata cotta il 17 novembre 2004 ed ha percorso una distanza di 16949 km per essere consegnata in Ramsey Street, a Melbourne, il 19 novembre 2004. Il record è presente nell'edizione 2006 del Guinness Book of Records.

(fonte
www.originalitaly.com)

 
  Lo sapete che...

Dall'Australia con furore arriva il pizza distributore!

Wonder PizzaCosa passa nella pancia degli italiani? La dieta sempre meno mediterranea di giovani lavoratori e donne in carriera non sembra certo privilegiare il salutismo e l’ipocaloria…anzi a ben vedere il tradizionale piatto di spaghetti sembra cedere il posto a veloci smangiucchiate fuggitive davanti al computer o peggio ancora a fugaci pasti a base di sandwich e junk food (cibo spazzatura).

Se bombe al colesterolo minano le tavole degli italiani dall’altra parte del mondo la tradizione del carboidratico pasto italiano si coniuga ad una formula self-service a dir poco preoccupante.
Arriva in Australia il distributore automatico di pizza dal nome evocativo “Wonder Pizza Italy”. Secondo lo slogan si tratterebbe della “Best italian Pizza”.

Il marchingegno, grande come un frigorifero è stato progettato a Torino dalla Ironweld srl. Ci sono voluti sette anni per realizzare la macchina e oltre 10 milioni di dollari per la progettazione e per lancio.

Se nel Nord America la tradizione culinaria italiana, come comprensibile d’altronde, si limita alle varie Little Italy e catene di Pizza Hut tra breve anche l’Europa conoscerà la versione self-service del discobolo al lievito!
I distributori infatti saranno presto disponibili negli Stati Uniti, in Europa, nel Medio Oriente e Australia, assicurano dalla società. Aeroporti, ospedali, università, uffici, stadi, metropolitane, centri commerciali, la “WonderPizza”, ha l’intenzione di espandere ovunque il distributore patentato. La macchinetta è già presente sul mercato americano con il marchio “Wonder Pizza Usa”, così come anche in Spagna, Grecia, Messico, Norvegia, Svezia e Gran Bretagna.

 
giovedì 24 gennaio 2008
  Il vino del mese



La doc Costa di Amalfi

Ravello è stata la prima importante vetrina commerciale dei vigneti di Tramonti, il comune contadino dove da sempre viene coltivata la maggior parte delle uve della Costiera Amalfitana. Furono i viaggiaori romantici del Grand Tour a conoscere e scoprire i vitigni misteriosi oggi in grande spolvero mediatico e commerciale: aglianico, aglianico tintore, piedirosso e sciascinoso per il rosso, biancolella, falanghina, pepella, ginestra, San Nicola, fenile per il bianco. Sì, perché questo territorio magico è da sempre stato una piccola isola dove la biodiversità agricola e culturale è stata tutelata dalla perenne difficoltà dei collegamenti via terra, circondata dai Monti Lattari e dal mare. Dal 1995 è stata istituita la doc Costa d`Amalfi con le tre distinte sottozone in cui si riconosce la tradizione antica e moderna, Tramonti, Ravello e Furore. Ma rientrano nella zona anche i comuni di Cetara, Maiori, Minori, Scala, Atrani e Conca dei Marini.

Dicevamo di Ravello come vetrina commerciale. Un ruolo giocato da oltre150 anni e di cui sino a qualche tempo fa era rimasta traccia nella sagra dell`uva che si teneva nel cuore del paese e che ultimamente è stata fatta rivivere in chiave moderna da Vincenzo Palumbo negli ultimi due anni. Vero è che nell`Ottocento le vigne erano praticamente ovunque, ancora oggi qualcuna sopravvive proprio a ridosso della splendida e famosa piazza sorvegliata dal Duomo. Ma la svolta, commerciale appunto, si ebbe quando Ravello divenne con Amalfi meta obbligata dei viaggiatori romantici del Nord Europa venuti a caccia di emozioni nel Regno dele Due Sicilie.

Pasquale Palumbo, bisnonno di Marco Vuilleuimier, abitava a Villa Episcopio da cui prende il nome l`azienda vitivinicola dell`Hotel Palumbo. Pasquale verso la metà dell`800 trasformò la residenza in un punto di ritrovo, una pensione insomma, per i viaggiatori del Grand Tour che salivano da Amalfi in groppa agli asinelli. Poco dopo l`Unità d`Italia nasce l`etichetta, la prima della Costiera, "Vini Episcopio". Molti clienti si affezionarono a quelle bottiglie e, colpiti dalla nostalgia dei vigneti di Villa Cimbrone o Villa Rufolo, scrivevano a Pasquale per ordinare una o due casse del vino bevuto a Villa Episcopio. Vino e limoni, lo leggiamo nelle carte conservate da Luigi Aceto di Amalfi, il papà del limoncello, nell`Ottocento si imbarcavano nel porto di Maiori. Nasce così una tradizione che continua ancora oggi, anche se naturalmente da una ventina di anni le tecniche di vinificazione si sono notevolmente evolute. Ravello lega il suo nome anche al rosato, lanciato alla grande dall`azienda Caruso durante la seconda epoca d`oro della Costiera, quella che vide protagonista tutto il jet set internazionale. Non a caso è una delle tipologie previste dalla doc.

Nel Dopoguerra prende piede anche la tradizione della famiglia Sammarco da cui sono nate due aziende, Cantine Sammarco ed Ettore Sammarco, a pochi metri l`una dall`altra, all`inizio dei tornanti che dal bivio di Castiglione iniziano a risalire verso Ravello. Una tradizione che ormai ha superato la soglia del mezzo secolo.

Gli altri due poli vitivnicoli sono appunto Furore e Tramonti. Nel primo opera l`azienda Marisa Cuomo lavorando su vitigni autoctoni spesso a piedefranco: la tradizione familiare è antica e si è sviluppata quando fu aperta la strada per Agerola, ma la cantina è stata riorganizzata da unadecina di anni.

A Tramonti abbiamo Apicella, il primo ad etichettare il vino della zona, anche lui impegnato nella lavorazione di vigne a piedefranco, e Reale, ultima nata in costiera con la vendemmia 2002.

(fonte www.vinocampania.it)

 
mercoledì 23 gennaio 2008
  Ci siamo quasi...

Cari visitatori del blog di Dovemangio vi comunico che il sito è in stato di ultimazione e che presto torneremo all'opera, per consigliarvi dove mangiar bene. Faremo da cavie per voi, ma soprattutto per i nostri palati...
Per chi volesse passare una serata con noi all'insegna dell'amicizia, ma soprattutto comparire come guest la mail per la richiesta è questa info@dovemangio.info inserendo i propri dati.
Per chi volesse consigliare un locale scrivete alla stessa mail.
Auguro a tutti un buon proseguio di giornata.
A presto per un nuovo post
 
martedì 8 gennaio 2008
  Nuove autorizzazioni in arrivo...
Anche se qualcuno alle volte ha sospettato che potessi, beh, non sono capace di dividermi in tre(o più). Questa modesta osservazione mi ha portato ad autorizzare altri due bal...simpatici giovani ad unirsi all'amministrazione del blog di Dovemangio.info .
Non sono personaggi così difficili da indovinare... ma grandi personaggi
Giucas e Nicola.
Benvenuti!

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  Novità: Dovemangio.info in manutenzione
Salve gente,
come qualcuno di voi avrà già notato, il sito di dovemangio.info è ufficialmente in manutenzione. Oramai manca poco alla realizzazione del nuovo sito.
Grazie per averci seguito anche in questi periodi bui.

Francesco.
 
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