Si pensa Italia, si dice pizza... questo potrebbe essere uno slogan culinario da esportare, così come nel vecchio millennio abbiamo esportato molte specialità della nostra tradizione culinaria all'estero, soprattutto in America.
Ancora sono fissi nella memoria i nostri antenati, con la valigia di cartone chiusa con lo spago, piena di quanto poteva servire subito, pochi indumenti, la pasta e tanti sogni... oggi i discendenti di queste persone sono anche diventati grandi esponenti della vita culturale e finanziaria estera e, spesso, masticano qualche parole della nostra lingua.
Un tesoro da custodire, un pezzo di storia della propria famiglia.
Ma torniamo alla pizza, si comincia a parlare di pizza forse già al tempo degli etruschi, e poi più tardi nelle canzoni dei cantastorie. Intorno al 500 troviamo tracce di questa alternativa al pane, una maniera diversa per "riempirsi lo stomaco" fatta di quello che si poteva trovare: farina, olio, sale e lievito. Pizza era all'inizio solo il disco di pane con olio e basilico, poi arrivò il caciocavallo ad insaporire il disco caldo. La vera pizza, così come la concepiamo noi, nasce intorno al 1600 dall'innegabile ingegno culinario meridionale e avviene con la scoperta del pomodoro!!!
Importato dal Perù, dopo che venne scoperta l'America, il pomodoro fu dapprima usato in cucina come salsa cotta con un po' di sale e basilico e solo più tardi, a qualcuno venne l'idea di metterlo sulla pizza.
L'esordio della pizza moderna avvenne in occasione della visita della regina Margherita, moglie di Umberto I re d'Italia, a Napoli. La regina aveva sentito parlare di questo piatto povero, ma gustosissimo, chiamato pizza, furono invitati a corte Raffaele Esposito e sua moglie, prepararono la famosa pizza con pomodoro basilico e mozzarella, che nel frattempo era stata scoperta, in onore della regina Margherita e del tricolore. Da questo momento il mondo conobbe la pizza margherita, esportata dai nostri emigranti, che nulla avevano ma sicuramente trovavano ovunque gli ingredienti per fare la pizza.
Oggi pizza significa fantasia del creare, concorsi, raduni mondiali e guiness dei primati, può essere bassa o alta, morbida o croccante, ma rimane sempre un gustoso piatto naturale e genuino che è "casa" in qualsiasi parte del mondo.
Soprattutto durante la bella stagione, varie sono le sagre e gli eventi dedicati alla pizza. In ogni dove dello Stivale, si possono gustare tutte le possibili varianti di questo alimento genuino che piace proprio a tutti.
Tra le stranezze, in fatto di pizza, segnaliamo "la pizza a forma di presepe":
tre pizzaioli di Pescara hanno creato una pizza a forma di presepe, tutta commestibile, utilizzando venti chili di impasto ed altri componenti. Le dimensioni sono d'un metro e mezzo per un metro, lo spazio giusto per essere ospitato nella vetrina del negozio "Il gabbiano". Gli ingredienti sono quelli canonici previsti per fare una pizza: farina con acqua e sale, pomodori, basilico, mozzarella, con l'aggiunta di un po' di prezzemolo per gli alberi. Il presepe pescarese ha le case di pasta ed i tetti di pomodoro, cucinati con tempi diversi per ottenere sfumature alcune più chiare ed altre più cupe, mentre gli alberi di pasta sono cosparsi di prezzemolo; tutt'attorno ci sono il mulino, i pastori, gli artigiani, sempre di pasta. I tre proprietari della pizzeria, Linda di Tilio e Giuseppe ed Alessandro Gubitosa, non sono nuovi a prodezze del genere, avendo già infornato, per il Natale del 1999, una pizza a forma di stivale battezzata appunto Pizza Italia e farcita con le specialità regionali (dalle melanzane per la Sicilia allo speck per la Val d'Aosta).
Le varianti:
A Napoli la cosiddetta pizza chiusa, ossia una pizza ben condita e coperta dalla stessa pasta, si chiamava anche calzone, ma in seguito altre varietà di calzone con un tipo di pasta differente sono state ideate e preparate nella vicina Puglia, ragion per cui il calzone è divenuto di fatto un altro prodotto culinario. Una piccola pizza chiusa è il panzerotto, il quale può essere cotto al forno o fritto in padella. Nel palermitano è diffuso lo sfincione, pizza morbida con cipolla. In Provincia di Siracusa, specie nei comuni di Solarino e Sortino, si può gustare il zizzolo, una sorta di pizza tonda farcita. Negli ultimi anni del XX secolo si è andata affermando anche la pizza senza glutine, preparata con farine non a base di frumento, adatte a chi soffre di celiachia.
I Record
La più grande pizza mai prodotta è quella dell'ipermercato Norwood Pick 'n Pay (Johannesburg, Sudafrica). Secondo il Guinness Book of Records la pizza aveva un diametro di 37.4 metri e sono stati impiegati 500 kg di farina, 800 kg di formaggio e 900 kg di salsa di pomodoro. Dicembre 1990.
Il 22 marzo 2001, Bernard Jordaan, della Butler's Pizza (Cape Town, Sudafrica), consegnò una pizza a Sydney (Australia), raggiungendo la distanza di 11042 km. Il record per la consegna più distante di pizza è riconosciuto dal Guinness Book of Records.
A Feltham, Londra, il nuovo record per la più distante consegna di pizza spetta a Lucy Clough. Una pizza vegetariana è stata cotta il 17 novembre 2004 ed ha percorso una distanza di 16949 km per essere consegnata in Ramsey Street, a Melbourne, il 19 novembre 2004. Il record è presente nell'edizione 2006 del Guinness Book of Records.
(fonte
www.originalitaly.com)
Se bombe al colesterolo minano le tavole degli italiani dall’altra parte del mondo la tradizione del carboidratico pasto italiano si coniuga ad una formula self-service a dir poco preoccupante.
Arriva in Australia il distributore automatico di pizza dal nome evocativo “Wonder Pizza Italy”. Secondo lo slogan si tratterebbe della “Best italian Pizza”.
Il marchingegno, grande come un frigorifero è stato progettato a Torino dalla Ironweld srl. Ci sono voluti sette anni per realizzare la macchina e oltre 10 milioni di dollari per la progettazione e per lancio.
Se nel Nord America la tradizione culinaria italiana, come comprensibile d’altronde, si limita alle varie Little Italy e catene di Pizza Hut tra breve anche l’Europa conoscerà la versione self-service del discobolo al lievito!
I distributori infatti saranno presto disponibili negli Stati Uniti, in Europa, nel Medio Oriente e Australia, assicurano dalla società. Aeroporti, ospedali, università, uffici, stadi, metropolitane, centri commerciali, la “WonderPizza”, ha l’intenzione di espandere ovunque il distributore patentato. La macchinetta è già presente sul mercato americano con il marchio “Wonder Pizza Usa”, così come anche in Spagna, Grecia, Messico, Norvegia, Svezia e Gran Bretagna.
|

Etichette: amministrazione, blog, dovemangio.info
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001